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Corriere della Sera - 24-05-2007

Auteur: Federica Mormando

C'è una concordanza fra il modo di definire e comunicare un'azienda e quello di definire e comunicare qualunque realtà, piccola o grande, di tipo commerciale o artistico o sociale, e perfino personale e privato. Il modo di comunicare riflette con le sue variazioni il divenire della società e della cultura.

Ad esempio c’era una volta il total design. Oggi trasformato in Total Identity. Di questo si vedrà e parlerà all’inaugurazione della mostra “Total Identity, 42 years – historical and recent works” oggi alle 18.30 in via Sernesi 1 a Bolzano. Sarà Hans P Brandt, managing director di Total Identity a tracciare le linee della storia di un’azienda, ma anche del design grafico olandese e dell’evoluzione della comunicazione negli ultimi quarant’anni.
Il marchio “Total Design” ha costituito a lungo un approccio generale, una filosofia del mercato. Comunicare cioè qualcosa perché abbia rilevanza è consistito negli ultimi decenni sempre più nel passare attraverso la forma. Fino a che essa ha sopravanzato e sostituito la sostanza. Addirittura tanto da assumere talvolta una identità sua propria, poco attinente alla realtà. Per colpire il bersaglio, l’importante diviene creare una differenza, spingerla avanti per spiazzare chi già è bersagliato da messaggi e ficcarglisi nella memoria. La pubblicità invade le menti pubblicizzando se stessa. Ci voleva una svolta, una riflessione nuova che ridefinisse l’identità per trovare poi il modo di comunicarla.
Perché una realtà sia comunicata bisogna mettere a fuoco l’identità di ciò che si vuole comunicare e in parallelo degli interlocutori, per poter di conseguenza mettere a punto il linguaggio. Che si compone di simboli, comunicazione e comportamento. Ciò che l’interlocutore, sia esso un cliente o una persona cui si vogliono trasmettere valori o idee recepisce e trattiene non è sempre l’identità precisa. Lo sforzo però deve andare in questa direzione, attraverso un’analisi accurata dell’identità e lo sforzo di trasmetterla nel modo più chiaro e trasparente possibile.
Un approccio di Total Identity è un discorso anche etico. E’ ritornare a considerare le responsabilità di chi comunica identità nella loro essenza e nello sviluppo che si propongono. E ne determina quindi in parte il futuro. I comunicatori sono degli storici, traduttori dotati di capacità anche previsionali. Lo studio dei mezzi anche, ma non soltanto, visivi della comunicazione prelude al prodotto finale.
La mostra traccia la storia di questo tipo di competenze, attraverso i prodotti visivi della comunicazione che ne segnalano i cambiamenti. Se negli anni ‘60 il concetto di identità era o pareva scontato, e ci si doveva occupare della comunicazione in sé, oggi la comunicazione deve tornare a interrogarsi sul proprio oggetto e darsi delle risposte. L’esposizione resterà aperta fino al 14 giugno.


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